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Curriculum Di Gabriela Bernales in Giapponese

Di Marcello Ambrosi
Gabriela Bernales prosegue quel grande racconto che solo l'artista, cristallizzando nella materia esperienze, memorie e sensazioni sa donarci.
Già il primo approccio che si ha con le sue tele è chiaro e persuasivo, deciso e qualificante; ella rifugge da quei conformismi concettuali che hanno sovente rappresentato il tremendo stallo del pensiero e dell'evoluzione. Come il manierismo ha più volte segnato una drammatica pausa, assopendo quelle preziose e contrastanti passioni che ci hanno fatto crescere, così l'arte moderna indulge all'errore nel compiacersi di nullità che propone con garantito gusto consumistico.
Ed ecco Gabriela Bernales proporre un proprio linguaggio, parlare la sua arte in modo diretto personale rappresentando i suoi ricordi struggenti, cantando la sua gioia nel contemplare una composizione di fiori o di frutta, gridando il suo dolore e la sua rabbia per la violenza, per l'inutile crudeltà senza vinti né vincitori, per le ingiustizie che segnano il lungo cammino del suo tormentato paese.
Poetessa dell'armonia ella usa il pennello o la spatola con vibrante dissonanza, proprio a significare nel contrasto violento del cromatismo, la realtà che , armoniosa e stridente, prosegue il sofferto percorso, sereno e tempestoso, dove ognuno ricopre un ruolo antagonista in un'assurda e eterna lotta inevitabile e costante compagna dell'uomo nel suo ignoto viaggio nell'universo.




Gabriela Bernales con Vittorio Sgarbi,uno dei maggiori critici italiani di Arte Contemporanea.

La tecnica pittorica è cosi propria e coerente nei suoi passaggi che è lo meno riduttivo il richiamo a Cezanne, Vincent o Picasso se non per riferirlo a quanto ha lasciato tracce profonde nella sua memoria come mezzo di espressione: ed un vago accenno ad essi non solo afferma
il suo apprezzamento ma realizza, nel trasmettere e rivalutare esperienze, il fondamentale scopo dell'arte.


E l'universo c'è nei dipinti della Bernales: esso è presente già in quell'intrico di lunghe, tortuose pennellate, per pio esplodere in tutto il suo vigore in un cromatismo ricco di emozioni che narra la sua realtà, il suo continuo divenire frammentandosi in una miriade di schegge di luce iridescenti: un'emozione che non è svalutata ad un semplice moto dell'animo, non si limita al dolce ricordo dello splendore dei colori della sua terra, ma si eleva per comprendere in un grande abbraccio la natura e l'uomo, quell'insieme di opposte passioni che , nel perenne scontro tra il Bene e il Male, sono le componenti primarie del grande misterioso Disegno.
Un rosso, vivido e cupo, prevale in molte sue opere, se non in percentuale certo per intensità cromatica: è si un rosso vulcanico, ma è altresì il rosso della lotta, della dignità, dell'ira, il rosso del sangue.
Non c'è compiacimento nelle corride della Bernales ma piuttosto il dolore per un dramma inevitabile e la speranza che l'umanità sappia uscire dalla gabbia nella quale si è costretta per rivedere e riapprezzare lo splendore della natura e riflettere: non c'è mera violenza in quelle sue corride, anzi mi sembra scorgervi un velato rammarico per l'ineluttabile, mi sembra intuirvi il desiderio di convincere e fermare Caino.
Infine la figura della donna è spesso presente e dominante: sia come madre nell'atteggiamento più dolce e protettivo, sia come donna per me intesa a rappresentare un costante punto di riferimento, di razionalità, di riflessione.

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