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Di Mario Pomara
..."Da chi non vuole imitare nessuno, non viene fuori niente.""Che cosa è la verità? Un pò meno che niente."(Salvador Dalì) ...Mi si può domandare perchè di questa lunga premessa e cosa c'entra la pittura di Gabriela Bernales con Dalì e con Picasso.Lasciatemi pensare che distanze a parte, il riferimento non è gratuito, né irriverente, ogni artista anche se non ne ha la conoscienza, ha sempre un qualche riferimento. Molti non lo ammettono per pura presunzione e non si rendono conto che la negazione del "riferimento" significa negare l'essenza dell'arte che è evoluzione.Nell'arte nessuno inventa niente, perchè è già stato inventato tutto. Ma nell'arte vi è un'evoluzione continua che talvolta qualche genio trasforma in rivoluzione. Ma anche in questo caso c'è un legame fra quello che c'era prima, la rivoluzione in atto a quello che verrà dopo. Tutti gli artisti, nella loro produzione non sono mai Figli d'ignoti; tutti hanno un albero genealogico, gli artisti, nel loro egocentrismo, possono non riconoscerlo, ma l'albero genealogico c'è ed è bene che ci sia, perchè l'albero genealogico è come le impronte digitali, non solo non si fanno cancellare, ma aiuta a capire e a classificare "l'appartenenza" di un'artista a una corrente o una forma d'arte......Gabriela Bernales sta vivendo il Suo momento di trasformazione poetica, ma questa trasformazione/evoluzione, avviene all'interno di quella "peruvianità" che dà credibilità sentimentale a tutta la pittura di Gabriela.Ieri la pittura della Bernales, poteva dirsi una pittura di denuncia sociale: i bambini dietro reticolati, le madri dei desaparecidos; alcune scene della guerriglia andina, erano pitture di denuncia, romantica forse, sempre con un'enorme solidità artistica che si cristallizzava sul piano estetico. Gabriela ha dipinto molte nature morte, molti fiori (boccioli di rosa appena colti) in cui non avevano prevalenza "le cose" "gli oggetti", ma aveva prevalenza il colore e questa prevalenza, questa prepotenza del colore trasfiguravano in astrazione una realtà, reale ma non vera, con il colore, con i suoi rossi da eruzione vulcanica, con i suoi gialli che non si poggiavano sulla tela ma la aggredivano, con le vibrazioni ignote dei suoi colori andava oltre la verità oggettiva determinando una realtà surreale.
Nei suoi nudi, nelle sue Mariline, c'è il massimo di tenerezza, con il rispetto non femminista ma umano del nudo di donna. In questi nudi, che non sono erotici, (Gabriela Bernales è una cattolica convinta) c'è evidente un'atmosfera di sensualità che non deriva dal soggetto dipinto ma deriva dall'ambiente dall'atmosfera in cui il soggetto è immerso e dal quale il soggetto stesso voglia fuggire.Se osserviamo i quadri di più recente produzione, per esempio i tori, emerge in modo evidente che quei tori sono veri ma non reali. In questo ritengo che Gabriela dipinge una realtà che è sempre al di sopra del reale.


I suoi tori reali, ma non veri, inoltre sono un'occasione. Sono occasione per dipingere la forza. I tori che dipinge Gabriela, lasciano sgomenti, esprimono una forza che non è brutale, ma è una forza della natura. I tori sembra escano dalla tela. ma uscendo dalla tela la loro forza si perde, perchè sono costretti ad essere forti come simbolo, appunto della forza astratta della forza, simbolo della forza, racconto della forza, favola e poesia......

....In taluni quadri alla pittura che deriva dalla tauromachia, Gabriela Bernales inserisce dei nudi perfetti di donna. Secondo me i quadri così dipinti dovrebbero intitolarsi "La Rivincita" non nel senso femminista, ma per indicare che la donna, ha la stessa forza della forza.Non c'è femminismo arcaico nei quadri di Gabriela Bernales.
Tratto da: "L'evoluzione di G. Bernales."

Ho visto e ho analizzato con particolare attenzione le ultime pitture di Gabriela Bernales.Da un'osservazione attenta si deduce che la pittura della Bernales, pur restando all'interno di un realismo moderno, vorrei dire di un realismo impressionista, ha subito una sensibile evoluzione.E' l'evoluzione di una pittura che rivela una significativa maturazione artistica che tende ad un'oggettivizzazione della pittura stessa.Gabriela Bernales è che partecipi ai soggetti che dipinge, semplicemente non si lascia coinvolgere, La sua pittura pertanto diventa ecologica, la durezza d'alcuni quadri ma è denuncia, senza essere manifesto.I suoi ultimi quadri, suoi tori o sulle corride, non sono compiaciuti oleografie ma sono le crude verità che emergono da uno spettacolo ancora tanto amato dei popoli di lingua spagnola.I suoi nudi, cantano un erotismo delicato quasi religioso, i nei nudi di Gabriela Bernales, le donne raffigurate non si esibiscono, ma esprimono il valore di una femminilità da tempo non riconosciuta.In buona sostanza io vedo la Bernales crescere sia come artista sia come persona e vedo anche l'esprimersi di una gran nostalgia per la sua terra e per la gente della sua terra.Una nostalgia che è fatta di tenerezza ma è fondamentalmente fierezza:E' cioè Arte.

Perché la pittrice sa che questa società non può essere migliorata solo dagli uomini o solo dalle donne, ma può essere trasformata e migliorata solo se uomini e donne escono dalla contrapposozione e sono capaci di andare uniti verso un avvenire più equo, più solidale, più democratico......Io credo che in quest'evoluzione neo-surrealista, fra il figurativismo realistico e il colorismo di Van Gogh, o diciamolo pure di Klee e di Kandisky, Gabriela Bernales ha trovato la giusta collocazione. Questo non significa che possano aversi ripensamenti, o altri piccoli passi verso un maggior impegno sociale ed umano.Ma il gran solco è stato tracciato. Gabriela Bernales è e resterà legata alla sua terra. Ma non in modo nazionalistico. Vi resterà come pittrice della verità, al di sopra della verità...

Milano, Marzo 2000 Tratto da: "La pittura di Gabriela Bernales. Fra Realismo e Surrealismo."