Espanol
English
Japan
|
Di Toti Carpentieri ...Il romantico tema della lotta per l'esistenza, di quel combattimento tra la morte e la vita, appartiene ormai alla più cruda e più ampia realtà, come se fosse una sorta di fiesta mobile. Non è forse vero che la crudeltà appare come una determinante comune a gran parte della gente del mondo? Cosa vogliono dire queste lotte tra tori e toreri? "...da quel lago uscivano mandrie di tori furiosi...", risuonano ancora nella mente le parole di Gabriela. E si spiegano così, allora, queste opere recenti e tematiche nelle quali i protagonisti sono al tempo stesso l'uomo e la bestia, in una sorta di "confusione voluta" che porta ad una esplicita inversione dei ruoli. "Angeli buoni o cattivi non lo so..." ha scritto, per altri versi e per altre cose, Rafael Alberti amico di alcune giornate materne. Il momento in cui il torero affonda nel collo del toro - simbolo di una possanza travalica ogni cosa e ogni specie - la spada, quell' ultimo della suerte suprema, alla fine altro non è che un gesto (ma la pittura non è forse anch'essa tale?) che lega indissolubilmente la vittima e il carnefice. Secondo un rituale contemporaneo di piacere e di dolore, di morte e di allegria: quella che si realizza nell'arena, ma anche quella della gente che si agita intorno ad essa. Probabilmente, in tutto questo, la giovane artista peruviana ha guardato anche a Picasso, oltre che a quel Vincent olandese figlio di un pastore protestante da lei inteso come riferimento puramente culturale, ricevendo stimoli continuativi e complessi. Pittoricamente in linea con una norma espressiva legata alla rappresentazione figurale della realtà - ben oltre ogni aspetto puramente cronachistico, però - Gabriela Bernales declina in tutte le sue opere (anche quelle di alcuni precedenti periodi e che per ovvie comprensibili ragioni non sono presenti in quest'incontro espositivo) quelle radici espressioniste che approdano ad una pittura larga e modulata ricca di inquietanti deformazioni espressive (la sua permanenza europea e gli studi milanesi nella realtà creativa di Brera, e quindi a nostro avviso anche Ensor e Nolde) che talvolta sconfinano in una certa modalità d'astrazione. Tratto da: "PITTURA COME RACCONTO. Gabriela Bernales: le sue storie e i suoi personaggi." |
|
||
|
|
|